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Brit Liggett per Electrolux a bordo della spedizione marina 5 Gyres per studiare gli ambienti marini nel Canale di Beagle

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Che un’enorme quantità di rifiuti plastici galleggi nel Pacifico è ormai cosa risaputa e persino documentata dagli studiosi. Poco però si sa di zone remote come ll Canale di Beagle in Cile. Un gruppo di ricercatori e la ‘voce’ di Vac from the Sea Brit Liggett, appena rientrati dalla spedizione marina 5 Gyres, hanno trovato infatti particelle di plastica persino lì, dove il mondo pare finire.

È Brit Liggett, la blogger ambientalista di 26 anni originaria di Brooklyn, New York, la vincitrice del concorso internazionale per diventare membro dell’equipaggio del 5 Gyre’s Sea Dragon, la spedizione tutta dedicata alla ricerca sulla plastica nei mari. Un concorso importante per lo sviluppo del progetto Vac from the Sea, voluto da Electrolux, il cui scopo è quello di accrescere la consapevolezza del problema dell’inquinamento da plastica.

La plastica va ovunque, ed eccola quindi anche nel più selvaggio dei luoghi terrestri. A Caleta Lamento del Indio, miglia e miglia dall’ultimo insediamento abitato, dove le barche attraccano raramente e ancor più raramente arrivano le persone. Eppure, anche in questo posto dimenticato da tutti l’equipaggio ha rinvenuto rifiuti in plastica come bidoni e taniche di benzina, chiaramente trasportati dalla marea.

5 Gyres è un’organizzazione dedita alla ricerca che segue un approccio pratico con lo scopo di ridurre l’inquinamento plastico negli oceani di tutto il mondo e di prevenirne l’ulteriore sviluppo. Il Canale di Beagle, così come molte altre parti del mondo, è un luogo ancora inesplorato in termini di mappatura dei rifiuti plastici accumulati nelle acque. La spedizione è parte di progetto più ampio, iniziato a Ilha Grande in Brasile. In precedenti spedizioni, l’organizzazione si è imbattuta in oggetti inaspettati come ruote di pattini a rotelle o pezzi di plastica da bussolotti.

Durante la spedizione, Brit Liggett ha scritto una serie di post sul blog di Vac from the Sea, raccontando delle location e della ricerca portata avanti, inclusa la vita a bordo. In un’intervista con altri membri dell’equipaggio e con lo skipper Clive Cosby, è uscita la frase seguente: “Pensiamo tutti che i nostri oceani siano infiniti ma la loro vastità non li rende immuni da una potenziale distruzione. Le correnti portano la nostra spazzatura, gettata senza pensarci due volte, in ogni anfratto. L’approccio “basta che non sia vicino a me” davvero non ha senso. L’oceano è una realtà in movimento e ogni sua parte è di fatto vicina all’altra”, dice Clive Cosby.

Un elemento di grande interesse per i ricercatori sono i persistenti agenti inquinanti organici – i cosiddetti POP:s – che si trovano ovunque nel mondo a causa delle correnti oceaniche e degli spostamenti atmosferici. Persino nello Stretto di Magellano in Cile dove raramente gli esseri umani hanno mai messo piede. Studiando la presenza degli elementi chimici in varie zone e analizzando dei campioni è possibile definire una mappatura delle zone in cui la plastica è presente e anche capirne la provenienza e il percorso delle correnti nel portarla in giro per il mondo.

E arrivò lo tsunami
Tempeste impressionanti e traversate tra i ghiacci, accompagnati da curiosissimi delfini: tutte cose che l’equipaggio si aspettava. La parte meridionale del Sud America è infatti famosa per le sue acque non certo calme. Ma a metà della spedizione lo tsunami causato dal terremoto in Giappone ha sorpreso l’equipaggio e l’ha spinto trovare rifugio in una baia e ad attendere 36 ore prima di ripartire.

Racconti di viaggio
Il racconto sulla spedizione di Brit insieme a tutte le informazioni disponibili sul progetto Vac from the Sea-project è disponibile su: www.vacfromthesea.com

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