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Electrolux e WWF di nuovo insieme in “Nei limiti di un solo Pianeta: semi di sostenibilità a tavola”

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Come è possibile alimentare una popolazione che quest’anno raggiungerà i 7 miliardi di abitanti senza compromettere irrimediabilmente le capacità rigenerative e ricettive degli ecosistemi della Terra?  Quanto influisce un pomodoro sullo stato dell’ambiente? E una bistecca? Quanto hanno viaggiato le mele sulla nostra tavola? Quale rapporto tra scienza e cittadinanza? Come si stanno muovendo gli esperti della ristorazione in Italia per contribuire alla sostenibilità nel campo dell’alimentazione? Quali i possibili rischi sanitari in una alimentazione sempre più industrializzata?

Queste sono le domande da cui è partito il convegno di oggi, “Nei limiti di un solo Pianeta: semi di sostenibilità a tavola”, il secondo appuntamento di Semi di sostenibilità, un progetto promosso da Electrolux e WWF con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, del Decennio dell’Educazione ad uno sviluppo sostenibile e in collaborazione quest’anno con il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci, per contribuire ad una sempre più diffusa sensibilizzazione e consapevolezza sulla necessità di uno sviluppo sostenibile.

L’alimentazione è un seme di sostenibilità di fondamentale importanza per l’equilibrio del pianeta e l’insicurezza alimentare globale rappresenta uno dei temi centrali del dibattito sulla sostenibilità ed è strettamente correlata al cambiamento climatico, alla trasformazione del suolo e ai problemi dell’agricoltura centralizzata.

L’evento, aperto al pubblico, si è proposto di coinvolgere interlocutori diversi, dalle istituzioni alle associazioni, dai media al mondo dell’economia, dalla scuola all’educazione informale, con la convinzione che solo dalla condivisione prima e dall’unione delle forze poi possa nascere una vera rivoluzione degli stili di vita, che parta dalla vita quotidiana del singolo individuo per avere sempre più una risonanza globale.

Il progetto, giunto alla seconda edizione, ha preso anche quest’anno ispirazione dal rapporto State of the world dedicato nel 2011 all’alimentazione con il titolo Nutrire il pianeta.

Realizzato dopo due anni di ricerche in 25 Paesi africani, racconta le pratiche agricole innovative, a basso costo e sostenibili sotto il profilo ambientale, che applicate localmente possono migliorare la produttività, ridurre gli sprechi e sfamare centinaia di milioni di persone, dando alle comunità più povere del pianeta, e in particolare alle donne, la chiave per vincere la fame nel mondo nel rispetto degli equilibri naturali. Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Per aumentare la produzione di cibo a larga scala, si è sviluppata un’agricoltura intensiva, meccanizzata e fortemente inquinante, che compromette la fertilità dei suoli, la disponibilità delle risorse idriche, la diversità delle colture da cui dipendiamo, e complessivamente è responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Ma il 40% del cibo prodotto a livello mondiale viene sprecato prima ancora di essere consumato.

L’iniziativa è rivolta ancora una volta a sottolineare la sempre più stretta partnership tra Electrolux e WWF, legata soprattutto alla formazione delle nuove generazioni. All’interno della giornata infatti sono state premiate le scuole primarie e medie secondarie di primo grado vincitrici del Concorso Panda Club 2010-2011 _Semi di sostenibilità e del Concorso La mia scuola non divora il pianeta organizzato in collaborazione con La Repubblica.

Nei limiti di un solo pianeta ha rappresentato un momento di riflessione importante sulla necessità di attuare una rivoluzione alimentare basata sulla consapevolezza dei limiti fisici e della capacità di carico degli ecosistemi per consentire la sopravvivenza del pianeta garantendo, allo stesso tempo, una corretta nutrizione a livello globale con una particolare focalizzazione sull’importanza di un programma di comunicazione e sensibilizzazione per stimolare il cambiamento.

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